Trent’anni di volley e una nuova sfida: Guazzaloca «Allianz Milano ha grandi margini»

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Trent’anni di volley e una nuova sfida: Guazzaloca «Allianz Milano ha grandi margini»
3 Settembre 2026
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E’ in corso la terza settimana di lavoro in casa Allianz Milano verso la stagione 2026/27 e, accanto al nuovo allenatore Guillermo Falasca e al suo vice Davide Delmati, c’è la terza novità dello staff meneghino presentato lo scorso maggio: è il “prof” Alessandro Guazzaloca, al suo primo anno in casa Powervolley.

Modenese, classe 1966, diplomato Isef a Bologna con 110 e lode, Guazzaloca ha costruito in oltre trent'anni una carriera ai massimi livelli. Ha cominciato nell'atletica leggera (sport mai abbandonato del tutto), seguendo anche saltatori di livello nazionale, prima di dedicarsi alla pallavolo. Da lì sono arrivate, tra le altre, esperienze con Modena, Treviso, Dynamo Mosca, la Nazionale russa, il Fenerbahçe, Perugia, Trento, Piacenza e Vibo Valentia, oltre alla Nazionale italiana. Nel suo palmarès ci sono scudetti, Coppe Italia, Supercoppe, Champions League, Coppe Cev e Mondiali per Club. I muscoli di Allianz Milano sono in ottime mani, insomma. Tra una sessione in palestra e l’altra, “Guazza” accetta di buon grado una chiacchierata sul lavoro fin qui svolto, l’effetto Milano, il rapporto con coach Falasca e anche qualche paragone con il passato.



«Sono a Milano da poco e non posso dire di aver potuto vivere ancora la città, diciamo da residente, girarla e rigirarla come piace a me, ma ci sarà occasione. Se parliamo invece della Milano del volley, di Allianz Milano, l’impatto è stato eccellente. Da subito ho toccato con mano tutto quello di buono che avevo visto da avversario e che mi avevano detto gli amici che sono passati da Powervolley, ad iniziare da Roberto Piazza, ovviamente. È una società con la rete non solo al centro del campo. Il volley è il focus di tutta l’attività. C’è uno staff tecnico di livello assoluto, dirigenti esperti e capaci e grande attenzione da parte di tutti i collaboratori nel mettere nelle migliori condizioni di lavoro lo staff e i giocatori. Mi ha sorpreso anche la spinta positiva dei tifosi e di tutto l’ambiente».


Che impressione hai avuto dai giocatori, almeno dal gruppo che avete a disposizione oggi?

«Ottima. Io conoscevo direttamente, a livello di lavoro in palestra, soltanto Santi Orduna e lui non è una sorpresa. Gli altri sette sono un gruppo tutto Under 23, con diversi Under 20 anche, ma sono arrivati subito con la testa giusta di chi vuole sfruttare l’occasione di avere un ruolo importante in una formazione di vertice di SuperLega. Il loro stato di forma iniziale ci ha consentito anche di bruciare qualche tappa, con lavoro duro sia di pallavolo sia in sala pesi. Un buon approccio alla fatica e una buona testa sono fondamentali e nessuno dei ragazzi si tira mai indietro. Poi, certo, la preparazione si deve allenare step by step».




Quindi non è vero che il lavoro del preparatore è fondamentale solo nella “preparazione” al campionato?

«Certo, è solo un falso mito – sorride Guazzaloca –. Qualcuno si ricorda di noi solo prima dell’inizio del torneo, ma in realtà il lavoro fisico va svolto, insieme con il capo allenatore, tutto l’anno per gestire i picchi e anche i cali di forma al meglio. Da questo punto di vista quest’anno abbiamo il vantaggio di avere spesso la settimana piena, senza gli impegni europei e i lunghi viaggi. Il calendario consente una maggiore programmazione e un po’ di strategia in più».


Quale sarà il momento chiave della stagione e come si fa ad arrivare sempre al massimo per i play off?

«I momenti chiave del campionato possono essere diversi, ci sono sempre partite determinanti, a volte inaspettatamente. Certo, si deve dare tutto quando giochi contro una diretta avversaria al tuo traguardo, ma non si deve mai abbassare la guardia, perché in SuperLega non ci sono formazioni fatte per la bassa classifica e tutti possono battere anche le top. Corazzate che, come detto, magari sono rientrate il giorno prima da una lunga trasferta internazionale e sono quindi più vulnerabili. Ci sarà da divertirsi, insomma. Un grande allenatore e maestro con cui ho lavorato tanto diceva sempre: “La pallavolo non aspetta”, è un meccanismo dinamico e gli staff devono essere abili nel problem solving».




Certo che il calendario internazionale non aiuta il lavoro di allenatori, preparatori e squadre, anche Allianz Milano potrà avere il roster completo solo alla vigilia del campionato.

«Ormai si deve fare di necessità virtù, tutte le annate sono così. Sembra strano, ma in pratica solo nell’anno dell’Olimpiade, che ha il torneo più corto, si hanno a disposizione prima i giocatori. Con Mondiali ed Europei i migliori arrivano tardi. Però arrivano già in grande condizione di forma. Anche per i nostri la data del rientro dipenderà dal destino delle rispettive nazionali. Dovremo raccordare la loro condizione di freschezza con il resto del team, un processo che dura qualche settimana, ma è così per tutti. Senza dimenticare quanto sia importante che non vi siano infortuni. Lo scorso anno Allianz Milano ha avuto una stagione davvero travagliata».



Parliamo un po’ del tuo rapporto con Guillermo Falasca, vi conoscevate già, ma non avevate mai lavorato insieme, giusto?

«Ho un legame a doppio filo con Guillermo, che pochi conoscono, pur non avendo mai lavorato prima con lui. A Modena avevo avuto il fratello, Miguel Angel, entrammo subito in sintonia, un rapporto che si è poi consolidato negli anni in cui, proprio grazie a Miguel Angel, ho fatto da consulente al Son Amar Palma del periodo d’oro. A Maiorca sarebbe arrivato poi anche Guillermo. Triste pensare che Miguel Angel non ci sia più. Il Guillermo giocatore invece mi ha dato uno dei maggiori dispiaceri sportivi della mia carriera, quando nel 2007 ha battuto con la sua Spagna la mia Russia nella finale per l’Europeo. Dovete però sapere che quella fu una sconfitta salutare e determinante nel percorso che la Russia affrontò anche con me, il caro Daniele Bagnoli e Piazza verso l’oro Olimpico di Londra 2012».

È una fonte di storie di pallavolo e aneddoti infiniti il Guazza, insomma, ci permettiamo così un’ultima domanda.

Atleticamente sono meglio i pallavolisti di oggi o quelli di qualche anno fa? E a che livello sono rispetto ad altri sport?

«Bella domanda… ecco, da anni in tanti parlano della maggiore fisicità del volley di oggi rispetto al passato. Che sia cambiato il modo di giocare siamo d’accordo, è tutto più veloce, ma io ricordo bene il Brasile dei fenomeni. Ho lavorato tanto in palestra con i russi. La fisicità di Michajlov e il suo colpo sul pallone sarebbero devastanti anche oggi. Ho visto fare cose incredibili in palestra giorno dopo giorno ad atleti come Simon e a Giani, non mi stupisco di avere oggi ancora in squadra il cubano qui a Milano. Il Kaziyski di qualche anno fa era ingiocabile, infermabile. Mai visto una superiorità così netta in un giocatore. Certo, accanto a questi campioni e ad altre torri, c’erano anche tanti bei pallavolisti i di un metro e novanta che oggi non si vedono più tra i titolari in SuperLega e nelle nazionali vincenti. L’altezza media è cresciuta e siamo riusciti a far muovere molto più velocemente tanti atleti che hanno un’altezza oltre i due metri. Se però vogliamo fare un paragone con il fisico di campioni di altri sport, come l’atletica leggera, credo ci sia ancora un gap da colmare per arrivare al massimo risultato».





Ci riuscirà il “Guazza” a Milano in questa stagione?

«Io sono a servizio di Guillermo e dello staff – ride –. Posso garantire però che i tifosi vedranno una bella pallavolo e dei begli atleti nel campo di Allianz Milano, servirà tutta la spinta del pubblico però e spero che la campagna abbonamenti prosegua bene anche nelle prossime settimane». 


Foto Credit Stefania Cozzone e Matteo Morotti
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